Coast-to-coast USA #5 – Page e i Parchi

Dopo qualche piccolo intoppo al car rental che serve l’aeroporto McCarran di Las Vegas, causando un leggero ritardo sulla nostra tabella di marcia, inizia quella che è stata senz’altro la parte più “avventurosa” del nostro coast-to-coast, attraversando Nevada, Arizona e Utah lungo un itinerario che ci avrebbe portati, nell’arco di un paio di giorni abbondanti, a visitare tre meravigliosi e famosi parchi nazionali non troppo distanti l’uno dall’altro: il Grand Canyon, l’Antelope Canyon (poco fuori Page, la cittadina in cui abbiamo pernottato entrambi i giorni) e la Monument Valley.

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Per quanto riguarda il nostro itinerario in auto, così come quello generale per gli USA, ha richiesto un po’ di lavorazione, provando a calcolare distanze e tempi di percorrenza per assicurarsi sempre di avere abbastanza tempo anche nei diversi parchi visitati, così da creare il percorso più agevole e che ci permettesse di vedere quanto più possibile nel nostro periodo di permanenza tutto sommato alquanto limitato. Per questo motivo abbiamo alla fine deciso di eliminare dall’itinerario altri parchi come, ad esempio, il Bryce Canyon, che sarebbe stato una buona idea sulla vita del ritorno verso Las Vegas ma solo se non avessimo avuto degli orari da rispettare per l’autobus che ci avrebbe portato a Los Angeles, quindi se ad esempio fossimo partiti per la California la mattina seguente anziché il pomeriggio stesso del rientro a Las Vegas. Col senno di poi, un viaggio di oltre quattro ore in macchina seguito da un altro di circa cinque ore in autobus con solo un paio d’orette a terra si è rivelato il mix perfetto per una delle giornate più estenuanti dell’intera vacanza, sebbene tecnicamente la parte in autobus avrebbe potuto essere un buon momento per riposarsi. Eppure non sono ancora certa che avrei optato per un’ulteriore notte a Las Vegas con partenza in pullman la mattina dopo: quella mezza giornata in più in una città enorme e tentacolare come Los Angeles è sempre utile.

Tornando al nostro percorso, nella città di Las Vegas è possibile trovare diverse compagnie che offrono un’andata e ritorno in giornata al West Rim del Grand Canyon, alcune addirittura in elicottero. Avevo considerato diverse opzioni all’inizio, compresa l’andata e ritorno in giornata per affittare poi la macchina due soli giorni anziché tre, ma alla fine organizzarsi inserendo Page come tappa centrale è stata a mio parere la scelta migliore (senza contare che l’escursione in elicottero fa lievitare non poco il budget e la troverei perciò forse più indicata a un viaggio in generale meno dispendioso di questo). La cittadina si trova nella parte settentrionale dell’Arizona, è un centro relativamente giovane (fondata nel 1959) che sorge nei pressi della diga sul Glen Canyon. Page si trova inoltre ai confini della Navajo Nation, che si estende su un territorio che include parte di Arizona, Utah e New Mexico e che creerà una certa peculiarità riguardo il fuso orario locale di cui parlerò più avanti.
Avendo deciso di pernottare a Page, la scelta ideale per noi è stata quella di visitare uno tra il South e il North Rim del Grand Canyon, comunque di strada, optando infine per il South Rim perché ci era stato consigliato come la migliore “introduzione” alle meraviglie di questo parco per chi lo visita per la prima volta.

Giorno 1: Da Las Vegas a Page passando per il Grand Canyon… più qualche dubbio mistico sul fuso orario

Lasciare Las Vegas e avventurarci lungo la Route 93 in direzione Kingman è più semplice di quello che avremmo immaginato, Lorenzo si è abituato facilmente al cambio automatico della nostra auto e il viaggio prosegue perlopiù senza scossoni, lungo questa autostrada circondata dal rossastro deserto roccioso che dal Nevada ci accompagna fino in Arizona. Questa parte di viaggio e tutti gli spostamenti giornalieri del giorno seguente sono relativamente semplici, si tratta di deviare dalla strada principale letteralmente due/tre volte, ma è stata comunque una sicurezza in più avere il navigatore incluso nel prezzo con noi… anche solo per una questione “organizzativa”, visto che ci mostrava la velocità del mezzo (per rispettare i limiti a volte quasi ridicolmente bassi) e quanto mancava in miglia e tempo alla nostra destinazione.

A Kingman prendiamo la Interstate 40 che lasciamo temporaneamente nei pressi di Seligman, seguendo un cartello che indicava un’area di servizio a cui Lorenzo voleva fermarsi per fare rifornimento. L’idea di lunghe ore in mezzo al nulla senza la certezza di trovare un altro benzinaio per miglia e miglia gli aveva messo una certa ansia addosso, e devo ora ringraziare questo suo pensiero costante perché ci ha portati a nostra insaputa in questa cittadina che è fiorita negli anni ’20 grazie al passaggio della Historic Route 66 e che tuttora “vive di ricordi”. È stata una sorpresa trovarsi proprio su un tratto di quella strada storica che avrei voluto percorrere almeno una volta nella vita (e non è ancora detta l’ultima parola!) quasi per caso… o potremmo chiamarlo destino? Derive pseudo-spirituali a parte, mentre Lorenzo faceva benzina io mi sono tuffata in uno dei negozi pieni di cianfrusaglie e souvenir riportanti il celebre logo della Route 66, non sapendo cosa scegliere. È stato incredibile scoprirmi così emozionata per una cosa apparentemente così minuscola come un breve detour che ti porta su una porzione dell’itinerario dei tuoi selvaggi sogni adolescenziali, eppure è bastato questo per far evaporare del tutto qualsiasi rimasuglio dell’irritazione accumulata in fase di noleggio auto.

Dopo aver lasciato la I-40 nei pressi della Kaibab National Forest sarà la 64 a portarci a destinazione (e ad accompagnarci anche in seguito per gran parte del tragitto verso Page). Ci vogliono in tutto circa quattro ore/quattro ore e un quarto per arrivare all’ingresso del South Rim da Las Vegas, senza contare le soste intermedie per rifornimenti e pranzo, quindi quando arriviamo è già quasi metà pomeriggio. Decidiamo quindi di non perdere tempo e, pagato l’ingresso e ritirato il talloncino da esporre sul parabrezza dell’auto, parcheggiamo il più vicino possibile al Visitor Center per ritirare una mappa dell’area e delle linee di navetta gratuite per spostarsi da un punto all’altro.

Noi decidiamo di iniziare a piedi, passeggiando lungo il bordo dello strapiombo da Mather Point a Yavapai Point. Il panorama è mozzafiato, nonostante un po’ di foschia in lontananza la vista di questa immensa valle scavata in milioni di anni dall’erosione del fiume Colorado sottostante è impressionante… in alcuni punti non è neanche possibile riuscire a vedere il fiume per quanto le anse sono strette e profonde! Gli strati rocciosi dai diversi colori appaiono ancora più affascinanti alla luce del tardo pomeriggio, quando cominciamo a dirigerci di nuovo dal Rim Trail (percorso unicamente pedonale) verso una delle strade percorse da bus per salire su una navetta che ci porti verso la zona del Village, altrimenti distante più di 3 chilometri dal Visitor Center. Da lì, dopo un’altra bella passeggiata lungo il crinale, sarà di nuovo una navetta della linea blu che prendiamo da vicino al Train Depot a riportarci alla “base”, dove risaliamo in macchina e ci dirigiamo verso la Desert View Watchtower (a più di 30km dal Visitor Center e non raggiungibile con alcun mezzo pubblico del parco, ma comunque sulla 64 e quindi per noi di strada sulla via per Page). Qui arriviamo molto convenientemente al tramonto, la temperatura comincia a farsi abbastanza fredda ma lo spettacolo è impagabile! …tutto sommato verrebbe quasi da ringraziare la tipa del car rental per averci fatto ritardare abbastanza da arrivare qui esattamente a questo momento.

Il viaggio prosegue per Page, dove arriviamo dopo ora di cena con in più la convinzione di essere in ulteriore ritardo per via di un po’ di calcoli che mi ero fatta riguardo la particolare situazione del fuso orario in Arizona, che espongo qui di seguito sperando possa risultare abbastanza chiaro per chi decide di avventurarsi come noi in quelle zone durante il cosiddetto Daylight Saving Time (la nostra ora legale):

Tendenzialmente l’Arizona, così come lo Utah, osserverebbe il cosiddetto Mountain Time (MT), ovvero si trovano a -8 ore dall’Italia. Il Nevada da cui siamo partiti noi la mattina, invece, fa parte del cosiddetto Pacific Time (PT), la fascia di fuso orario che si trova a -9 dall’Italia. Fin qui tutto ok, sarebbe bastato mettere avanti l’orologio di un’ora non appena attraversato il confine in direzione Grand Canyon, ma trovandoci nel periodo dell’anno in cui negli States si applica il DST (così come noi nel periodo primavera-estate si mette l’orologio avanti di un’ora) c’è un’ulteriore distinzione da fare: in Arizona non si osserva l’ora legale, ovvero se a Las Vegas sono le 8:00 a Phoenix (e in Arizona in generale, Grand Canyon compreso) non sono le 9:00 bensì sempre le 8:00! Chiaro, no? Bene, la questione si complica ulteriormente calcolando che all’interno dell’Arizona si trova gran parte della Navajo Nation, entro i cui confini invece il DST è rispettato e quindi, così come in Utah ad esempio, se a Las Vegas sono le 8:00 qui sono le 9:00… insomma all’interno dello stesso stato dell’Arizona trovate due fusi orari diversi a seconda del periodo dell’anno in cui viaggiate!
Per semplificare riporto di seguito una cartina in cui segnalo gli orari nei diversi punti toccati dal nostro itinerario in auto, tenendo conto che essendo maggio eravamo in periodo di ora legale: viaggiando d’inverno non ci saranno distinzioni all’interno dell’Arizona, tutto lo stato sarà allineato al resto della fascia oraria del Mountain Time a -8 ore dall’Italia.

È necessario specificare però che, come dicevo a inizio articolo e come si può vedere da quest’altra mappa, Page è appena fuori dai confini della Navajo Nation, e questo è quello che mi ha tratto in inganno. Arrivata a Page mi sono scusata un milione di volte in reception per l’impossibilità di avvertire che avremmo fatto il check-in in ritardo prima che gli sguardi interrogativi delle ragazze mi spingessero a fare la fatidica domanda: non erano le 22:00 come credevo bensì ancora le 21:00, visto che Page segue l’orario senza DST del resto dell’Arizona e così anche l’Antelope Canyon (seppur gestito proprio dalla comunità Navajo), forse anche per venire incontro ai visitatori. Peccato che in albergo nessuno fosse in grado di darci questa notizia per certa e quindi la mattina dopo, per non perdere il giro prenotato con settimane di anticipo a cui ci chiedevano per di più di presentarci con un’ora di anticipo, costringo Lorenzo a una semi alzataccia solo per scoprire, una volta arrivati, che il nostro turno sarebbe stato in effetti alle 10:00 STESSO ORARIO DI PAGE. A volte bisogna proprio sbatterci il muso sulle cose per farsele entrare in testa, e forse la mia confusione, seppure in seguito a diverse ricerche pre-partenza, aiuterà qualcun altro a venirne a capo con meno difficoltà… io per certo so che non lo dimenticherò mai più!

Giorno 2: Antelope Canyon, Monument Valley e altri “salti temporali”

La visita dell’Upper Antelope Canyon dura circa un’ora e mezza incluso il trasporto dal parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto (lungo la statale 98, a circa una decina di minuti dal centro della cittadina) all’ingresso del canyon + ritorno, quindi anche volendo prenotare un orario “strategico” a metà mattinata come abbiamo fatto noi (non troppo presto, anche se quello avrebbe probabilmente significato meno gente all’interno del canyon, per poter essere dentro intorno alle 11:00, quando ci avevano detto che è possibile osservare i colori più belli grazie alla luce di quasi mezzogiorno che entra dall’alto) rimane abbastanza tempo per dedicarsi anche ad altro. Nel nostro caso, “altro” era la spettacolare Monument Valley, con il suo fascino da film western e le riconoscibilissime formazioni rocciose che abbiamo potuto osservare da vicino, attraversando il parco con la nostra Jeep e fermandoci in diversi punti ogni volta che avevamo voglia di catturare uno scorcio in particolare. La distanza tra Page/Antelope Canyon e la Monument Valley è di circa due ore, quindi noi ci siamo fermati intorno a Kayenta per mangiare qualcosa per pranzo. Da Kayenta si prende la 163 per raggiungere l’ingresso del parco, che abbiamo quindi visitato nel primo pomeriggio. Riguardo il discorso già affrontato del diverso fuso orario, nel caso della Monument Valley bisogna tener conto che questa si trova invece all’interno della Navajo Nation e che quindi in periodo estivo è in vigore il DST (quindi partendo da Page verso le 11:30 dopo due ore di strada non erano le 13:30 bensì le 14:30 al nostro arrivo): da appuntarsi qualora si decida di affrontare un itinerario diverso che porta alla Monument Valley più tardi, con il rischio che confondendosi con i fusi orari si arrivi troppo a ridosso dell’orario di chiusura. Per noi non è stato un problema perché avevamo comunque tutto il pomeriggio davanti a noi, e un paio d’ore sono sufficienti a seguire il giro “classico” della vallata punteggiata di butte e spire.

Rientriamo quindi verso le sette (oops, le sei circa con l’orario di Page: tornando indietro abbiamo riguadagnato l’ora persa all’andata) quindi abbiamo tutto il tempo per dedicarci anche a qualche dovere pratico, come passare alla lavanderia a gettoni dell’albergo per fare una lavatrice prima di procurarci la cena (da asporto mangiata in camera, eravamo proprio alla frutta!) e metterci a letto.

Giorno 3: Horseshoe Bend, Lake Powell, rientro a Las Vegas e partenza per L.A.

La mattina seguente, dopo la solita abbondante colazione a buffet (uno dei punti a favore del nostro Best Western Plus at Lake Powell), facciamo check-out e carichiamo di nuovo i bagagli in macchina, ma prima di prendere la Highway 89 di nuovo in direzione Las Vegas ci concediamo un piccolo detour, imboccando la stessa strada in direzione sud rispetto al centro di Page. A soli pochi minuti di strada, eccoci accostare sul lato destro, dove troviamo uno spiazzo segnalato qualche metro prima dal cartello marrone “Horseshoe Bend”, un’altra delle attrazioni locali, a cui è possibile arrivare camminando per circa una decina di minuti dal parcheggio. La camminata è su terreno sabbioso e per buona parte leggermente in salita, non estremamente impegnativa se si hanno indosso le scarpe giuste (niente sandali o infradito!) ma consiglierei di andare sul presto la mattina, come abbiamo fatto noi, o comunque non negli orari più caldi perché è un percorso completamente scoperto e non ci sono ripari dal picchiare del sole. All’arrivo si può godere della meravigliosa vista di questo fotografatissimo angolo del fiume Colorado, che in questo punto ha scavato un profondo canyon proprio a forma di “ferro di cavallo” (da qui il nome), seguendo il corso di una stretta ansa. Devo dire di aver vissuto l’intero periodo passato sul bordo di questo precipizio con una certa apprensione mista alla meraviglia, non tanto per il timore di cadere io stessa (essendo così paurosa non mi sarei mai avvicinata abbastanza da mettermi in pericolo) ma di assistere a qualche altra tragedia: ho visto gente abbastanza spericolata sedersi in punti improbabili e avventurarsi su percorsi accidentati in cerca dello scatto perfetto… conoscendo l’alto tasso di fatalità che si verificano annualmente in questa area non volevo davvero essere presente per vederne accadere una e incoraggio anzi alla massima prudenza: non ci sono barriere/protezioni lungo il crinale come ce ne sono al Grand Canyon lungo il Rim Trail (Lorenzo si è letteralmente sdraiato a terra ed è avanzato verso il bordo praticamente strisciando per scattare la foto che vedete qui sopra) quindi la sicurezza di tutti è semplicemente affidata al buon senso di ciascuno. Al di là di tutto, comunque, una vista spettacolare per cui vale la pena ritagliarsi del tempo durante il soggiorno nella cittadina di Page, che ci apprestiamo ora a lasciarci alle spalle, riprendendo la 89 in direzione nord e costeggiando parte del Lago Powell.

Ci vogliono in tutto circa 4 ore e mezza per rientrare a Las Vegas (senza contare un paio di pause bagno/rifornimento/pranzo ad aree di servizio lungo la strada), arriviamo quindi comodamente nel primo pomeriggio, con tutto il tempo per fare l’ultimo pieno a poca distanza dal car rental in cui lasciamo di nuovo la nostra Jeep. Sbrigate tutte le pratiche burocratiche a sorprendente velocità, saltiamo su un taxi verso l’autostazione e ci prepariamo ad affrontare le ulteriori cinque ore circa di viaggio in pullman verso l’ultima tappa del nostro coast-to-coast: Los Angeles.

Di questi tre giorni tra paesaggi rocciosi e colori straordinari mi rimane uno dei ricordi più belli dell’intero viaggio negli USA: queste spettacolari formazioni naturali che ci hanno tolto il fiato per la loro meraviglia, qualche intoppo qua e là sì, ma anche piacevoli e inaspettate sorprese. In generale farci qualche giorno di viaggio in totale autonomia dal punto di vista dei trasporti ha aggiunto una ventata fresca all’intera organizzazione… e dire che questa era la parentesi di viaggio che più mi preoccupava proprio a livello organizzativo! Sono senz’altro rimasta con il desiderio di scoprire ancora di più di questi e altri parchi nazionali degli States.

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